AGGRESSIVITÀ

Aggiornamento: 26 gen 2020

I termini AGGRESSIVITÀ, RABBIA e VIOLENZA vengono spesso usati come sinonimi, per descrivere comportamenti di sopraffazione, giudicati negativamente e condannati; questa semplificazione di significati è dovuta al fatto che frequentemente le persone non distinguono chiaramente questi affetti dentro di sé, ma li vivono come un'unica manifestazione emotiva.

In certe condizioni infatti l'aggressività può trasformarsi in rabbia e la rabbia in violenza e quando nella persona queste trasformazioni diventano automatismi inconsapevoli anche i sentimenti si confondono e perdono il significato profondo ed originario.



La parola AGGRESSIVITÀ deriva dal latino «ad-gredior» che letteralmente significa "andare verso". Nel suo significato originario essa sta a rappresentare un movimento verso qualcosa o qualcuno; la sua funzione è quindi quella di muovere la persona verso una meta, un oggetto, un'altra persona, ecc.

Alla base di ogni "movimento verso", quindi di ogni aggressione, c'è un bisogno o un desiderio da soddisfare e nei rapporti interpersonali l'aggressività è l'emozione-movimento che ci permette di prendere le cose e gli affetti di cui necessitiamo per il nostro benessere.


La capacità di aggredire l'ambiente è fondamentale anche per la costruzione dell'identità e della sicurezza interiore, in quanto il nucleo portante della nostra identità si costituisce nei primi anni di vita nella relazione con l'ambiente ed il senso profondo di sicurezza, forza e integrità si consolida nel saper chiedere e prendere ciò di cui abbiamo bisogno.


Il neonato ed il bambino manifestano in modo esplicito l'aggressività e la rabbia, ma di fronte a questi comportamenti spesso noi adulti rimaniamo un po' sconcertati o stupiti, proviamo imbarazzo, invidia, paura, ecc.; questo perché non siamo più capaci di esprimere in modo diretto e chiaro le emozioni, ed ancor meno l'aggressività finalizzata alla soddisfazione dei bisogni (siano essi fame, desiderio di essere abbracciati, prendere il genitore o la persona amata, prendere un gioco o altro).

Siamo troppo spesso abituati a confonderla con la prevaricazione, con il prendere per competere ed avere più dell'altro, prendere per mostrare piuttosto che per soddisfare bisogni profondi, persi in quella dimensione esistenziale assai diffusa nella nostra società in cui l'avere è confuso o considerato sinonimo dell'essere. Nel tentativo di contenere la violenza, la nostra cultura male accetta anche l'aggressività e fin da piccoli impariamo a reprimerla, inibirla o mascherarla; ma l'inibizione dell'aggressività porta alla rabbia (che è l'emozione suscitata dalla frustrazione o dalla proibizione) e la repressione della rabbia (perché considerata ancor più 'pericolosa' dell'aggressività), oltre che portare ad una inibizione dell'aggressività stessa, porta a rancore (un misto di rabbia trattenuta e di paura), chiusura e spesso alla violenza (da violare = offendere, danneggiare,....).


Le emozioni possono esprimersi (o non esprimersi) con una gamma di modalità: ad un estremo vi è l'espressione diretta, all'altro c'è la rimozione, vale a dire il blocco totale. Nel mezzo ci sono le varie possibilità di espressione indiretta dell'emozione (ad es. sono arrabbiato con te per un motivo preciso e mi lamento che sto male invece di esprimere la mia rabbia apertamente, perché ho paura di perdere il tuo affetto).


La repressione (intesa come non accettazione) dell'aggressività e la conseguente frustrazione dei bisogni sono quindi tra le principali cause dell'insorgere della rabbia.

Rabbia e violenza possono esprimersi in comportamenti verso l'esterno o, a certe condizioni, essere rivolte contro se stessi. Contro se stessi le ritroviamo ad esempio nella depressione, in alcuni disturbi psicosomatici, attacchi al corpo


La violenza rivolta all'esterno la ritroviamo in tante manifestazioni e comportamenti purtroppo sempre di attualità, ma il problema non è se l'aggressività e la rabbia vadano giudicate positive o negative, ma se possono venir provate ed espresse in quelle situazioni in cui insorgono e sono opportune e necessarie. L'aggressività nel senso di andare verso è quindi da considerarsi 'positiva', se con 'positivo' intendiamo avere una finalità costruttiva (quindi di incontro) nella relazione; ciò vale anche per la rabbia 'adeguata' alla situazione, come aggressività forte per far fronte a limitazioni o impedimenti ingiustificati.

Va inoltre ricordato che la rabbia, quando impedita nell'espressione, trattenuta ed accumulata, finisce con l'esprimersi in contesti diversi o con persone diverse da quelle in cui è insorta, in questi casi diventa 'negativa', nel senso che non è più finalizzata a costruire qualcosa, ma è rivolta 'contro', e puo’ essere il primo gradino di un comportamento distruttivo e della violento.


In conclusione e semplificando molto, si può affermare che l'espressione dell'aggressività permette di prendere, di essere forti e di esprimerlo, di farsi spazio nella vita affrontando le difficoltà e gli impedimenti; la rabbia permette di affrontare e risolvere situazioni di sopruso, ecc..


La repressione dell'aggressività e della rabbia porta a riduzione della capacità di prendere, contribuisce al cronicizzarsi dello stress ed al ripiegamento su se stessi, con il conseguente accumulo di rancore, odio e talvolta violenza.


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