EMPATIA

Aggiornamento: 26 gen 2020

Cos’è l’empatia, ovvero cosa ci porta a comprendere chi ci è vicino.

Jaspers scriveva:

“Ogni comprendere è sempre un autocomprendersi, fondato sulla educazione alla capacità di rivivere in noi le esperienze interne dell’altro, che proprio per questo non è un alienus ma un alter.”

Si tratta cioè della capacità di riconoscere nell’altro dei propri vissuti, di identificarsi, di mettersi al posto dell’altro e percepire le sue esperienze, rintracciando dentro di noi esperienze comuni, seppure in traccia minima. Questo ci permette di capire, di condividere, di essere vicino all’altro.



Ognuno di noi ha questa capacità, che è proporzionale alla fiducia che abbiamo di uscire ‘indenni’ dal contatto emotivo con l’altro; questa fiducia dipende dalla nostra personalità e dalle esperienze fatte, poiché il rischio è quello di poter rivivere dei vissuti che noi stessi non abbiamo voglia di ricordare.

Molto spesso l’empatia viene sostituita, per paura e difesa, dalla proiezione involontaria dei nostri vissuti su un'altra persona. Ci sembra di empatizzare, di percepire l’altro, mentre in realta’ stiamo attribuendo il nostro mondo emotivo a chi ci sta di fronte.

I bambini sono gli esseri piu’ esposti alle proiezioni, essendo ancora privi di una loro identità e poco capaci di riconoscere gli stati d’animo. Attribuirgli emozioni, pensieri e bisogni è facile, per tanto necessario stare attenti a non anticipare le menti in costruzione dando ai piccoli la possibilità di ascoltarsi e riconoscere le sensazioni.


L’empatia è una funzione fondamentale dell’essere umano. Si sviluppa a partire dalla seconda infanzia e permette di entrare in relazione sincera con gli altri, sostituendo il naturale istinto all’antagonismo con la cooperazione e lo spirito di squadra.

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