I COMPITI DELL'ADOLESCENZA

Aggiornamento: 26 gen 2020


In cosa differisce un bambino da un adolescente?

Cosa fa di un adolescente un adulto?

1) L'adolescente è sviluppato sessualmente.

2) E’ fisicamente autonomo.

3) E’ capace di comprendere le conseguenze delle proprie azioni.

4) E’ in grado di tollerare delle frustrazioni che vengono dal mondo esterno senza la mediazione e la protezione dei genitori.

5) E’ svincolato nel suo pensiero e nei suoi progetti dai genitori, ovvero ha pensieri suoi e risponde di questi alla società e al gruppo dei coetanei.

6) E’ capace di fare un esame di realtà e di pianificare delle azioni per raggiungere un obiettivo.



Queste caratteristiche non sono scontate, non sono automatiche e richiedono un grosso lavoro mentale e psicologico sia del ragazzo, che dei genitori e della società.

Possiamo individuare due passaggi essenziali del lavoro psicologico dell’adolescenza





Il primo passaggio psicologico da fare è integrare il corpo sessuato e adulto nell’immagine di se stesso.
Il secondo passaggio è staccarsi dall’onnipotenza infantile come modo di pensare.

Che significa integrare il corpo sessuato e adulto.

Significa che man mano che il corpo matura, diventando sessualmente capace e forte fisicamente, devono cambiare tutte le modalità di relazione con gli altri e con il mondo degli affetti.


Tutti i bambini amano e odiano i loro genitori, ma una volta adolescenti non possono più amarli come prima perché il loro desiderio di affetto è carico di sessualità e non possono odiarli perché sono diventati abbastanza grandi e forti da fare male. Quindi devono accettare di allontanarsi da loro come unici destinatari di desiderio, allontanarsi delle loro idee, dal loro modo di fare, e imparare a gestire da soli le proprie spinte vitali, eccitatorie e aggressive. Devono imparare a amare in modo diverso genitori, fratelli e famigliari, in modo affettuoso, mentre l’amore carico di eccitazione, aggressività e sessualità rivolgerlo verso i coetanei. Inoltre devono imparare a provare rabbia sapendola gestire da soli, visto che fermarli fisicamente sarà ora impossibile.


Cosa significa staccarsi dal modo di pensare onnipotente?

Gli adolescenti sono in grado di vedere la realtà, di valutarla per quello che è, capirne i limiti, comprendere le conseguenze degli eventi e quindi valutare anche le proprie capacità, i propri limiti e la propria impotenza. Tutto questo è difficilissimo e doloroso, infatti anche se rispetto ad un bambino un ragazzo ha limiti notevolmente inferiori, il modo di pensare magico del bambino rendeva questa percezione sfumata. Un bambino non si considera impotente, ma capace di tutto, anche grazie ai genitori che filtrano e mediano la realtà e le frustrazioni.

Un adolescente invece deve fare i conti con la realtà, con il proprio corpo ora grande, che può fare tanto ma non tutto, magari non tanto bello, non tanto forte, non tanto capace, non tanto veloce.


Questo può causare paura, delusione e angoscia.

Ma è proprio per far fronte a questi sentimenti che, con le nuove capacità mentali, un ragazzo impara a trovare soluzioni per compensare quello che non ha, quello che non riesce a fare, quello che non è, trovando soluzioni personali, trovando un suo ruolo e un suo adattamento.

Questo sempre che abbia ACCETTATO, la sua impotenza e i suoi limiti, altrimenti non cercherà soluzioni, ma solo modi per evitare il confronto con le sue difficoltà, continuandole a negare spesso protetto dalla famiglia.

Ne sono esempi eclatanti gli interventi di chirurgia estetica in adolescenza e i diplomifici.

Esempi di ragazzi che non riescono ad accettare l’insuccesso, la delusione delle proprie aspettative, mentre i genitori ancora piu’ spaventati dall’impatto di queste frustrazioni, permettono una “magia”, annullano il difetto con il quale bisognava imparare a convivere, annullano la bocciatura o la voglia di non fare abbastanza, annullano la conseguenza delle azioni.

L’adolescenza è un periodo di delusione, di disillusione, di tristezza e perdita, deve essere tutto questo, perché è il passaggio tra l’infanzia bella e senza limiti, alla vita con le mille cose che non vanno come si vorrebbe.


La società attuale è di ostacolo allo sviluppo adolescenziale.

La nostra società vuole evitare delusioni, disillusioni, tristezze e perdite ai ragazzi, riducendo le loro libertà, le loro responsabilità e la loro autonomia.

Quindi i ragazzi hanno meno frustrazioni e meno motivi per crescere.


Ma un ragazzo DEVE perdere l’infanzia, DEVE perdere i genitori dell’infanzia pronti a rassicurarlo, vicariarlo e proteggerlo, DEVE perdere il modo magico di vedere se stesso e il mondo, DEVE perdere l’illusione di poter essere e fare ogni cosa così da poter capire cosa scegliere e su cosa puntare, cosa e’ capace di fare e cosa non potrà mai realizzare, quali i pregi e quali i difetti, fisici e mentali.

Quindi DEVE essere arrabbiato, triste, deluso, spaesato e lontano dai grandi.

In cambio guadagna

- La sessualità con il piacere che porta con sè

- L’ autonomia della mente e del corpo e una quota di libertà e di orgoglio nel sentirsi tale


Ora il punto centrale è che questo passaggio DEVE avvenire.


L’adolescente non ha scelta, DEVE crescere e DEVE lasciare l’infanzia.

L’alternativa è mostruosa, sarebbe crescere in abiti da bambino: piccoli, scomodi e soprattutto ridicoli.

Noi adulti e la società dobbiamo favorire questo passaggio.

Ma il modo in cui è strutturata la società attuale rende molto difficile sostenere questi compiti adolescenziali.

La nostra è una società contro lo sviluppo adolescenziale.

Permette ai bambini di entrare nell’adolescenza, ma poi li arresta in questa fase, li anestetizza in un mondo di mezzo dove regna la noia, impedisce i compiti psicologici di questa crescita il cui cardine è l’acquisizione di un’IDENTITA’.


In questa società

-non esistono riti di passaggio che permettano ad un ragazzo di sentire che è diventato qualcuno.

-non ci sono ruoli per i giovani, che in quanto giovani vengono considerati immaturi e incapaci, nell’attesa che crescano, ma senza ruoli non crescono, e restando parcheggiati in un ‘parco giochi’ per bambini adultomorfi.

-non ci sono responsabilità, con l’illusione per i giovani di volerli far sentire leggeri, ma in verità perché si pensano incapaci, fragili, e anche un po’ stupidi.


Il senso di libertà che diamo ai nostri figli e totalmente finto.

Inoltre in questa società ora c’è la crisi, una crisi che spaventa. Tutti preoccupati per il loro posto di lavoro, per il loro futuro e per quello dei figli. Ma sti figli dove sono?

Protetti a casa, dove gli si dice continuamente che tutto va a rotoli e intanto si cerca di non fargli sentire e percepire nessuna difficoltà, soprattutto si tengono al riparo da qualunque responsabilità.

I ragazzi quindi pensano che la crisi sia come il buco dell’ozono, se ne parla da anni, ma nulla è cambiato, fino a non capire più se è vero o no, se è solo un modo per spaventare, perché se è vero perché non ci sono nuove regole, regole concrete per tutti?

Quando qualcosa ti spaventa ma non sai cosa fare, addirittura non conosci bene ciò che ti spaventa quello che ti viene spontaneo è evirare di pensarci e saperne di più.

E così i giovani stanno lontano dalla politica, dall’ecologia, dall’economia, dalle informazioni sul mondo.

Ecco che mentre i grandi giocano la dura e difficile battaglia per sopravvivere alla crisi i ragazzi per nulla capaci di contribuire in nessun modo vengono messi a brucare nel parchetto dove l’unico compito che hanno è crescere e liberamente scegliere cosa gli piace fare e diventare …da grandi.

Per intrattenerli, non sia mai vogliano uscire dal parchetto ed entrare nel mondo e farsi male, gli vengono elargiti numerosi generi di confort, che sono riassumibili in un unico prodotto, un surrogato dell’essere adulti.


- La macchinetta che

paga papà ma che ti consente di sentirti autonomo

- La paghetta che guadagna papà ma che ti permette di sentirti autonomo

- Le ripetizioni che paga papà ma che ti permettono di sentirti capace

- La camera dove dormire con la fidanzata a casa di papà che ti permette di sentirti grande

- La settimana bianca o le vacanze in un bel posto che paga papà ma che ti fanno sentire indipendente


Ora se io adolescente, che sono paraculo, ma non stupido, posso essere grande gratis, quale è il motivo per cui dovrei farmi il mazzo nel mondo dove, tra l’altro mi raccontano essere tutto difficilissimo???

Il contraltare di tutto questo è che la parola gratisè sinonimo di noia.


La noia è figlia della difficoltà che tutti abbiamo nel fare le cose, a meno che le cose da fare non siano

- necessarie

- indispensabili

-urgenti

-gratificanti


Ma noi adulti facciamo in modo che i nostri figli non abbiano necessità e urgenze incombenti, e li gratifichiamo senza che debbano fare nulla.

Quindi loro si annoiano.

Tre ragazzi su quattro si annoiano.

Tre ragazzi su quattro non hanno interessi.

Tre ragazzi su quattro temono di essere esclusi dal contesto dei coetanei, di non piacere e di essere inadatti.

Perché?


Non dovendosi guadagnare nulla di ciò che hanno oltre ad annoiarsi non imparano a risolvere i problemi, a tollerare le frustrazioni, a sentirsi capaci e quindi la loro autostima è prossima al nulla.

Non si differenziano gli uni dagli altri perché l’imperativo non è contribuire con le proprie caratteristiche alla creazione del gruppo, ma l’imperativo è non essere escluso dal gruppo che si definisce da solo per le sue caratteristiche.

Fino alla mia adolescenza i criteri di inclusione ed esclusione da un gruppo erano quasi inesistenti. Ognuno accettava il suo ruolo all’interno di un gruppo, e il gruppo aveva bisogno di ogni ruolo. I fattori aggreganti erano dettati dalla necessità di confrontarsi per far fronte alla crescita, emanciparsi dalla famiglia di origine e fronteggiare il mondo adulto. Il tutto con la necessità di divertirsi e a tale scopo gli altri erano indispensabili.


Oggi il fenomeno è molto cambiato.

Il bisogno non è quello di creare un gruppo, ma di appartenere ad un gruppo i cui criteri di appartenenza sono stabiliti a priori.


Il bisogno è ESSERE del gruppo, il quale è sinonimo di IDENTITÀ.


Il gruppo non serve per sopperire, tutti insieme, ad un periodo di fragilità identitaria e relazionale, a causa dell’allontanamento necessario dai genitori, ma diviene la struttura identitaria.


Quindi è il gruppo con i suoi criteri di esclusione e inclusione che definisce le caratteristiche identitarie e non il contrario. Inoltre molto spesso tali proprietà non dipendono dagli sforzi del ragazzo, ma da quelli dei loro genitori e ciò rende implicitamente molto più forte il legame di dipendenza con i genitori impoverendo le spinte alla crescita, mentre i comportamenti ribelli tentano di compensare una dipendenza che fa sentire piccoli.

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