PERDITA DEI SENSI

Aggiornamento: 26 gen 2020

Fa quasi tenerezza la contraddizione del nostro tempo tra l’enorme importanza che diamo al nostro corpo e l’assenza di importanza che mostriamo per esso.

Conosciamo e amiamo il nostro corpo attraverso lo specchio e non attraverso i sensi.


Il corpo permette la scoperta del mondo e con essa conosciamo noi stessi e le nostre percezioni: assaporare, guardare, ascoltare suoni, echi, annusare.

Percepire.

Un piacere che e’ insieme scoperta e appagamento e che consente lentamente di integrare il corpo nell’immagine che abbiamo di noi stessi, di sentirlo parte di noi.



Se questo non avviene, se l’attenzione per la sensorialita’, la percezione e propriocezione di noi, cede il passo all’uso del corpo per un fine diverso dal sentire, ovvero per comunicare e avere attenzione, ecco che non solo rischiamo di non conoscerci, di non sentirci, ma cosa ancora peggiore di vivere il corpo come una cosa, un contenitore nel quale abitiamo, che non sentiamo nostro, che non siamo noi, ma che dice ad altri chi siamo.


Questo significa che non lo amiamo, non lo preserviamo, non lo accettiamo, non lo proteggiamo, ma ne facciamo un mezzo, un oggetto da mostrare e da scambiare con altro, una proprieta’ che si puo’ arrivare ad odiare se non soddisfa i bisogni.


Che cosa terribile abitare un corpo che non sentiamo ne’ nostro, ne’ parte di noi e credere che dipenda da lui come gli altri ci vedono!


Molte sofferenze psichiche derivano dalla sensazione di vivere dentro un corpo che non ci appartiene, che non ci piace. E cosa ancora peggiore che prova sensazioni che la mente non le riconosce.

Cosa e’ l’attacco di panico se non il mancato riconoscimento del senso di uno stimolo corporeo.

Ci manca la dimestichezza con la corporeita’ e questo perche’ ci osserviamo allo specchio e mai al buio, ci alleniamo in palestre piene di immagini riflesse e poco nella natura fatta di colori e odori.


Il piacere e’ di piacere e poco di sentire.
Il piacere nasce dal guardarsi non dall’essere.
Il corpo non si impara a conoscere, ma ad usare.

Questo sta portando un fiorire di disturbi alimentari, uso di droghe, dismorfofobie, attacchi di panico, e malattie psicosomatiche.

Si tratta di tanti disturbi, molto diversi, che hanno la radice comune nella dissociazione della mente dal corpo, due elementi che solo insieme permettono alla persona di avere una reale sensazione di esistere, una identita’ vera e un senso di se’.


 

Nessuno e’ prigioniero del proprio corpo, il corpo e’ noi, e’ l’insieme delle sensazioni, delle percezioni, e’ movimento, e’ contatto con la vita.

La mente lo aiuta a raccontarsi, a capirsi, a leggere e sapere di esistere.



Invece viviamo nella convinzione che il corpo sia il nostro limite. Un limite estetico, un limite prestazionale, quella parte che ci impone l’invecchiamento, la malattia, l’impotenza.

Cosi’ lo potenziamo con la robotica, lo cambiamo con la chirurgia, lo trasformiamo con l’alimentazione forzata e a volte anche con lo sport.

L’attivita’ fisica al servizio della dissociazione, del non sentire, ma solo dell’ avere un corpo piu’ bello, piu’ adatto, piu’ simile a modelli mediatici e comunemente accettati.


E il sentire?

Il benessere?

Il passeggiare per il gusto di sentire muscoli sopiti, odori di natura, una linea dell’orizzonte piu’ lontana del palazzo di fronte?


Attivare muscoli e sensi non serve solo a consumare calorie, ma a conoscersi, a mettere insieme quelle parti di noi che sembra che la nostra societa’ voglia dividere.

Leggo sulla rivista di un importante giornale: “fare l’amore ci aiuta a rimanere in forma e bruciare calorie.” Articolo che spiega in modo dettagliato quanto possiamo bruciare mentre facciamo l’amore.

Quindi anche l’ultimo baluardo della sensorialita’ e’ stato conquistato. Neanche il piu’ potente dei mondi percettivi, dove i sensi dovrebbero essere sovrani indiscussi aiutandoci ad amarci ed essere amati, e’ immune dal virus del narcisismo.

E allora non resta che ammalarci. Ansia relazionale, paura di invecchiare, self cutting, anoressia, malattie psicosomatiche.

E poi i farmaci per sedare i sensi, dormire, smettere di sentire. Morire come mummie imbalsamate eternamente “in forma”.


Ma ancora possiamo invertire la rotta. Fare il percorso a ritroso.


Ricominciare a sentire, passeggiare in un prato, remare in un fiume, pedalare in un bosco, nuotare in un lago, come diceva jane fonda ‘camminare a piedi nudi nel parco’, fare l’amore senza bilancia.

Spostare nell’educazione l’attenzione dall’apparire al sentire

Aiutare i ragazzi a contrastare l’overlod di informazioni visive con esperienze reali e percettive

Lo sport è un mezzo importante, partecipare ad esperienze insieme, anche cenare insieme e investire su questo può essere utile.


Impedire e contrastare la crescita precoce.


A tutti spesso piace vedere i nostri figli grandi, ma spesso si tende a favorire comportamenti che sembrano da adulti, ma che non lo sono.

Se tuo figlio è abbastanza grande per bere una birra lo deve essere anche per ricordarsi di scrivere i compiti o di occuparsi della biancheria o di ritirare il suo pc ad aggiustare
Se tua figlia è abbastanza grande da mettere i tacchi lo è anche per occuparsi di qualche incombenza domestica. Se non lo è per l’una perché lo è per l’altra?

Non favoriamo il loro sentirsi grandi e cerchiamo di riconoscere i comportamenti di attacco al corpo.

E soprattutto non diventiamo complici di comportamenti seduttivi. Lolita aveva un problema, piaceva ai grandi, i bambini e i ragazzi non devono piacere ai grandi.

10 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti